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Caro ragazzo, volevo offrirti il punto di vista di un povero imprenditore che viene dalla “vanga”.

Abbiamo aperto nel 2008, oggi abbiamo 180 dipendenti di cui 80% ingegneri meccanici.

Lavoriamo con le top 100 aziende Italiane nel settore dell’automazione industriale e nel settore automobilistico.

DOMANDA? secondo te siamo CREDIBILI?

CAPPERO!

 

PERÒ C’È UN PROBLEMA

 

Quando mi butto su di una chat qualunque, cerco di entrare nella testa dei laureandi, visto che non riusciamo a ricevere candidature decenti e questo è il risultato:

 

“Salve a tutti. Sono uno studente del secondo anno di ingegneria elettronica e ieri ho concluso il primo anno (lunedì iniziano i corsi del secondo).

Ringrazio tantissimo tutti coloro che mi hanno aiutato in questo forum, a partire dai moderatori della sezione di am e di questa sezione.

Spero che riusciranno a “sgomitolare” anche questo dubbio amletico che mi perseguita che non è…matematico! xD (o forse sì )

Avendo dei giorni liberi, sto tirando le somme di questo primo anno.

Ho notato che per i non geni conta molto il fatto: faccio più esami o ne prendo di meno ma con un buon voto (inteso come non minore di 28 tipo…)?

Io ad esempio ho fatto 5 esami: analisi1, fisica1, analisi2, fisica2 e geometria ed algebra, tutte materie che bloccavano interamente quelle del secondo anno.

Ebbene: analisi1 voto 30, in fisica avevo delle lacune ma son riuscito a rimediare un 25 nella prima parte. Per poi recuperare veramente con un 27 nella prima (che era molto ma molto tosta, con una prof che su 100 candidati ad appello ne promuoveva 10), geometria e algebra 24 e analisi 2 (ho fatto l’orale ieri) 25.

Per ora ho la media del 26 quindi non mi lamento, ma ad esempio ci sono altri ragazzi che preferiscono rimanere un po’ indietro ma con tutti voti da 28 a 30.

Ad esempio un amico è della serie “se non faccio tutto il compito perfetto non consegno” e così facendo è rimasto indietro senza am2 e g&a che bloccano interamente i corsi del secondo anno.

Or dunque: ai fini lavorativi mi spiegate quale logica uno dovrebbe adottare?

Io so di non stare ne da una parte ne dall’altra, visto che non ho voti esorbitanti e 2 esami (che però non mi bloccano) me li son lasciati: informatica e calcolatori 1, che valgono crediti ma sono propedeutici alla laurea praticamente xD.

Secondo voi quale logica funziona?

Lo so che quella giusta è “3 anni 100 e lode”, ma la escludo a priori. Ve lo dico a partire dall’esperienza di ieri: orale di am2, due prof stronzissime, avevo studiato tanto, ma su 15 ammessi all’orale 2 28 (con scritto 27) e il resto tutti in meno. In pratica si limitava a confermare i voti dello scritto, nonostante un’interrogazione impeccabile.

A quel punto ho pensato: che faccio? Am2 è propedeutico a tutto il secondo anno e alla fine a malincuore ho firmato il registro d’esame, anche se non è un votaccio, lo so.

Io ad esempio ho pensato: ho esami come quei due che mi son lasciato e sistemi dinamici del secondo che non bloccano e che valgono molti crediti… potrei recuperare con quelli provandoli fino a che non prendo un voto alto?  

Ma poi volevo proprio chiedere a voi ingegneri quanto conta in pratica il voto? Uno che si laurea con voto da 95 a 103/105 cosa è destinato a fare/non fare? Vorrei capire con che ottica affrontare meglio l’anno venturo, per questo…

Ringrazio anticipatamente”

 

SIIII, ECCONE UN ALTRO…

 

“Si il colloquio e soprattutto il periodo di prova incide moltissimo.

Gente laureata che ha trovato un lavoro mi racconta che al colloquio gli è stato chiesto di trovare il momento flettente e torcente di una trave caricata in un certo modo o cose del genere.

Poi per la produttività il discorso è abbastanza logico, però non troppo indicativo, c’è gente che anche deve pagarsi gli studi lavorando e perde del tempo. La passione, la voglia, la determinazione, secondo quei giudizi e criteri non vengono affatto presi in considerazione. Però effettivamente uno si può fare un’idea del rendimento di un ragazzo da come dici.

Tuttavia se dovessi assumere, quello che mi farebbe convincere è l’impressione che mi dà il ragazzo e quel poco che mi dimostra al colloquio e nello stage, se sa lavorare in gruppo, se è una persona di cui ci si può fidare…”

 

TUTTO VERO MA STO IMPAZZENDO!!!

 

“Ovviamente il colloquio incide tantissimo, da quello che ci hanno detto contano moltissimo i primi minuti, non solo per quanto riguarda la preparazione specifica (le società di consulenza, per uno stage, non pretendono tu sia già preparatissimo) ma soprattutto la capacità di relazionarsi con l’intervistatore: il non essere troppo teso, il saper rispondere in modo adeguato alle varie domande (anche non tecniche), il saper risolvere piccoli problemini (l’esempio fatto era: quante palline da ping pong entrano in un Boeing?) e cose simili.

Inoltre solitamente anche le grandi società ammettono ai colloqui i laureati entro 26/27 anni proprio per comprendere quei studenti che hanno sforato i 5 anni per motivi di salute, perché dovevano lavorare etc.

Sicuramente il lavorare durante l’università è valutato positivamente, è indice di grande forza di volontà e di responsabilità. Io ad esempio premierei uno studente del genere e lo dico contro i miei interessi dato che oltre che studiare non faccio altro (inteso come sport o lavoro!).”

 

RAGAZZO TI VOGLIO BENE MAH CAXXO!!!

 

Leggi il nostro blog per favore ti imploro!!!

Leggi le storie dei ragazzi che lavorano con noi e che hanno successo nella vita, più facile di cosi?

Tanto di cappello all’università, chapeau ai voti alti ma quello che personalmente guardo in un potenziale ingegnere di successo è:

La passione, come passa il tempo che gli avanza dopo gli studi, lavora in un piccolo laboratorio a tempo perso? Usa un oscilloscopio? Lavora in una officina, usa il tornio? Cosa legge? A che riviste è abbonato?

 

Ragazzo, ci serve che il cervello sia collegato alle mani!!!

 

Ci serve che una persona capisca che almeno per 4 anni dopo gli studi deve fare sacrifici, spostarsi, studiare ancora!

Quali sono i problemi reali dei prodotti di successo? dal punto di vista ingegneristico ovviamente.

Come funziona il braccio di un robot?  L’automazione di una macchina che confeziona 1000 prodotti al minuto?

Una lavorazione meccanica complessa come si fa?  Le problematiche della produzione dei componenti in plastica, dei materiali in generale…

Quello che voglio dirti è che dopo la specialistica avete acquisito il titolo, ma manca tutto il resto.

 

Siete solo chiacchiere e distintivo,

chiacchiere e distintivo !!!

Video: https://www.youtube.com/watch?v=Vr4oB0O0Dt0

 

Ti manca l’esperienza di strada, la conoscenza del mondo reale.

 

Per questo esiste Il Percorso Lavorativo per Ingegneri Meccanici

 

L’unico originale metodo per diventare ingegneri di professione.

Chissà se un riuscirò ad essere ascoltato

 

« I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin, but by the content of their character. I have a dream today! »

 

Pietro Pometti
Responsabile del Percorso Lavorativo per Ingegneri Meccanici

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