Massimo ci racconta il suo primo anno in People Design: dalle sfide del Lab alle responsabilità sul cliente.
Massimo, quando sei arrivato in People Design, cosa ti ha colpito subito? L’ambiente giovane e dinamico. Ma ciò che ha fatto davvero la differenza è stato il Lab: Emanuel ti prepara in maniera impeccabile per andare dal cliente. Ti mette alla prova ogni giorno, ti alza l’asticella e quando arrivi dal cliente ti senti sicuro, un passo avanti rispetto agli altri. Qual è stata la tua prima sfida reale sul campo e come l’hai affrontata? Un progetto sulle macchine automatiche per il fine linea, ho lavorato sulle parti a formato. Ogni prodotto è diverso, quindi devi studiarne le peculiarità e inventarti soluzioni. La sfida più grande? I pallettizzatori con braccio robotico a sei assi. Studiare traiettorie, ottimizzare movimenti e vedere il sistema funzionare è stata un’emozione incredibile. Hai da poco iniziato una nuova esperienza in un settore che richiede massima precisione e standard rigorosi: com’è stato l’impatto con questa realtà? Qui la precisione è tutto. Parti piccole, movimentazioni complesse, standard rigorosi. La sfida è capire le esigenze del cliente e tradurle in qualcosa di concreto, senza mai perdere di vista la qualità e la sicurezza. L’esperienza precedente sulle parti a formato è stata fondamentale. Nell’ultimo anno c’è stato un momento in cui hai sentito di fare davvero la differenza? Sì, quando mi veniva data carta bianca o mi chiedevano un parere. È lì che ho capito di avere competenze solide e di poter dare valore. Vedere una tua idea prendere forma e funzionare dà una soddisfazione enorme. Cosa rende questo lavoro così appassionante per te? Il problem solving quotidiano. Ogni giorno hai una sfida nuova: trovare soluzioni, testarle, migliorare. È un po’ come essere un artista con la sua opera, che puoi vedere crescere e perfezionare giorno dopo giorno. La responsabilità è alta, ma la soddisfazione lo è ancora di più. Quale consiglio daresti a chi inizia nella consulenza? Sii curioso. Porta la tua esperienza, ma ascolta sempre. Non temere di proporre soluzioni diverse: ogni progetto è unico e ti permette di crescere, vedere contesti nuovi e far emergere le tue qualità. Guardando indietro a questo primo anno, cosa ti ha lasciato l’esperienza in People Design? Ad un anno dalla scelta sono contento. Vengo ascoltato sul tipo di percorso, il dialogo è trasparente e super positivo. Non ho rimpianti. Mi sono state date le giuste opportunità, tutto si è allineato bene. Ho avuto la fortuna di essere inserito nel modo giusto, con persone che mi hanno guidato e supportato. Questo è il vero valore: crescere sentendoti parte di un percorso pensato per te.