Armando, ricordiamo insieme i tuoi primi passi in People Design: qual è stato il progetto che ti ha messo subito alla prova? Il primo incarico è stato subito una sfida: lavorare sulla progettazione di una trasmissione per veicoli agricoli. Non avevo mai affrontato un progetto così complesso, conoscevo la componentistica, ma riprogettare un cambio completo era una cosa nuova per me. Nei primi giorni mi hanno chiesto di fare uno schema del funzionamento del cambio nelle varie marce: un compito che mi ha messo subito alla prova. Non c’era nessuno a guidarmi, ma questo mi ha permesso di imparare velocemente e di costruire sicurezza sulle mie capacità. L’ambiente informale e collaborativo ha fatto il resto: sentirsi supportati pur lavorando in autonomia è stato fondamentale. Ci racconti un progetto che ti ha fatto uscire dalla tua zona di comfort e ti ha fatto imparare qualcosa di completamente nuovo? Sì, dopo qualche anno mi sono spostato su un progetto legato alle sovrastrutture e agli allestimenti delle cabine. È stato un cambio radicale: avevo libertà operativa, lavoravo a stretto contatto con prototipi e operatori in officina. Disegnavo i pezzi su CAD, li adattavo e preparavo le tavole per la produzione. Poi sono arrivati i progetti idraulici e un’innovazione importante: la conversione di una trasmissione meccanica in una a variazione continua. Ho seguito le modifiche al progetto della macchina, diventando il punto di riferimento tecnico grazie alla mia familiarità con il software di modellazione. Ogni sfida mi ha permesso di crescere e di appassionarmi a campi diversi.
Com’è lavorare su veicoli speciali, pezzi unici e progetti su commessa? È un’esperienza totalmente diversa dalla produzione di serie. Ogni macchina è un esemplare unico e la maggior parte del progetto si sviluppa direttamente in officina. Ho imparato molto sulle lavorazioni della lamiera, sui serbatoi e sugli allestimenti su autocarri. Qui la progettazione CAD è meno dettagliata, perché gran parte del lavoro si fa in officina, ma proprio per questo si impara a capire il ciclo produttivo e a interfacciarsi con chi realizza concretamente il pezzo. È un modo diretto di vedere come le idee diventano realtà. Cosa ti ha insegnato il confronto con persone più esperte di te? All’inizio tendevo a sopravvalutare gli altri e a sottovalutare me stesso. Con il tempo ho imparato che anche esperti con anni di esperienza possono affrontare difficoltà simili alle tue. L’importante è mettersi in gioco e non avere paura di sbagliare. Ogni problema affrontato e risolto aumenta la sicurezza e la consapevolezza.
Quale atteggiamento consigli a chi entra nel mondo della consulenza? Umiltà e osservazione: prima di dare un parere, è fondamentale capire perché le cose vengono fatte in un certo modo. Ascoltare e osservare permette di imparare dai colleghi e di portare contributi concreti. Adattarsi, sperimentare e non avere paura di mettersi in gioco sono le chiavi per crescere.Ogni progetto è una scoperta: nuove sfide, nuovi clienti, nuove modalità di lavoro. Questo stimolo costante è la mia linfa vitale. La consulenza ti mette di fronte a problemi diversi, ti costringe a cercare soluzioni e a imparare continuamente. E poi c’è la fiducia che l’azienda e i clienti ripongono in te: sapere che contano sulle tue competenze e sulla tua esperienza è una soddisfazione enorme.